Lo specchio del cruciale passaggio esistenziale e letterario dei due Italo Calvino

Riccardo Tavani

Vediamo in questo film due Italo Calvino. Uno ripreso e intervistato a Roma nel 1984 dallo stesso regista canadese Damian Pettigrew. L’altro interpretato e reso presente, vivo da Neri Marcorè. L’attore italiano riesce a sintonizzare una propria vicinanza fisica ai tratti somatici del volto dello scrittore al sentire più profondo delle ragioni storiche ed esistenziali che guidano l’evoluzione del suo percorso letterario.

Considerato uno dei massimi scrittori italiani del Novecento, Italo Calvino ha avuto una prima parte della sua vita caratterizzata dall’impegno civile e politico, anche a seguito della sua attiva partecipazione come partigiano combattente alla Resistenza contro il nazifascismo. Questo impegno determina anche le sue convinzioni e produzioni letterarie per tutti gli anni ’50 del secolo scorso. È una produzione improntata alla lezione del Neorealismo e a uno stile personale profondamente cristallino, nella quale, però, già emergono gli elementi dell’ironia, dell’immaginazione, della combinazione architettonica narrativa della fase successiva.

Il film di Damian Pettigrew ci racconta proprio questo passaggio, questa sfida esistenziale e letteraria che lo scrittore lancia a se stesso: fare uscire le sue pagine dall’impegno politico diretto per renderle artisticamente autonome attraverso le sole risorse della riflessione e della fantasia.

Prima attraverso, le interviste con Italo Calvino dell’84 en plein air, nella luce dei suoi occhi e della sua casa romana; poi nella penombra di scena, del volto e della voce intima di Marcorè sono descritti i primi empiti, i primi passi, i primi esiti narrativi di questa strada che lo scrittore percorrerà con sempre maggiore sicurezza e acquisizione di scoperte, invenzioni, combinazioni stilistiche. Una resa originale delle correnti di quel periodo, dalla Neoavanguardia, alle lezioni di Raymond Queneau e Jorge Luis Borges.

L’internità del pensiero e del sentire di Calvino si coglie nei momenti d’intimità con la sua compagna – interpretata da Loredana Cannata – e dai colloqui con l’amico di tutta una vita, il critico letterario Pietro Citati, che ci appare qui nella sua reale contemporaneità, nella lucidità dei suoi ricordi di allora e nella limpidità dei suoi giudizi critici che ci restituiscono la figura e l’importanza dello scrittore. L’interpretazione di Neri Marcorè è l’espressione più sensibile di tale attualità, quale aspetto del pregio formale e di contenuto del film.

Amore e amicizia, dramma e ironia, scienza e fantasia, trasparenza stilistica e combinazione funambolica delle architetture, delle variazioni, delle vertigini della costruzione narrativa sono le polarità letterarie che fanno di Italo Calvino uno scrittore cui il tempo che passa non sottrarrà ma anzi restituirà sempre attualità.

 

I brani letterari di Italo Calvino sono tratti da:
Eremita a Parigi, Perché leggere i classici, La strada di San Giovanni, Ti con zero, Una pietra sopra, Discorsi di letteratura e società

I brani poetici di Eugenio Montale sono tratti da:
Forse un mattino andando per un’aria di vetro, Mia vita è questo secco pendio

I materiali audiovisivi sono tratti da diversi archivi storici e personali:
Teche Rai, BBC, INA, OG/DP Venezia, Movimento operaio e democratico, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea, Fondo Mario e Eva Mameli Calvino, Archivio Damian Pettigrew e Gaspard Di Caro.